Caio Mario

caio2NATO A: Arpino

IL: nel 156 a.C. da un’oscura famiglia dell’agro arpinate, la gens Maria, non povera, se apparteneva all’ordine equestre.
CHI ERA: condottiero, riformatore dell’esercito romano e 7 volte Console di Roma (nessun altro prima di lui, nella storia gloriosa di Roma, era stato tante volte innalzato alla suprema carica della Repubblica)
CARRIERA MILITARE: il suo coraggio e le sue doti militari lo imposero all’attenzione di Scipione l’Emiliano durante il suo servizio in Spagna, che lo indicò suo degno successore. Con l’aiuto della gens Metella divenne tribuno della plebe e durante questa carica rivelò le sue simpatie per la causa popolare. Fu chiamato da Cecilio Metello quale legato al suo campo in Africa nella guerra giugurtina. I suoi successi militari gli aprirono la via alla massima carica: il consolato e, di conseguenza, al comando dell’esercito in Numidia. Per cinque volte consecutive Mario fu rieletto Console (104-100 a.C.) perchè Roma volle affidare al suo miglior capitano la difesa della patria contro i Teutoni e i Cimbri che ne minacciavano le frontiere. Con l’esercito da lui riformato tatticamente e socialmente, sotto l’insegna dell’Aquila, che volle simbolo delle legioni romane, i Germani furono definitivamente sconfitti ad Acquae Sextiae e ai Campi Raudii. La benevolenza e la simpatia acquistata fra le masse gli fece guadagnare il sesto consolato durante il quale, però, si attirò le antipatie di moltissimi per essersi associato con Saturnino che si macchiò di molti delitti.
CARRIERA POLITICA: quale uomo politico, Mario, non ebbe la stessa fortuna. Appoggiò il programma popolare, fu l’idolo della plebe ma, venuto a contrasto con
l’aristocratico Lucio Silla, sostenne una sanguinosa lotta civile con varie vicende che lo portarono all’esilio in Africa. Richiamato, fu console per la settima volta come avevano presagito ripetuti vaticini, di cui ci racconta Plutarco.
Pochi giorni dopo il conferimento del consolato Mario, colpito da  febbre, morì. Era l’86 a.C.
APPELLATIVO:
-terzo fondatore di Roma (perché aveva liberato la Città eterna da un pericolo non minore di quello gallico con il trionfo sui Teutoni ad Acquae Sextiae e più tardi sui Cimbri a Vercelli);
-Padre della Patria (appellativo dato da Cicerone che era orgoglioso di essere concittadino e congiunto del vincitore dei Cimbri e in tutti i discorsi ne rilevava le grandi qualità militari).
MONUMENTO O TESTIMONIANZE RAPPRESENTATIVE IN CIOCIARIA:
Arpino:
arrivando in Piazza Municipio, dalla via Giuseppe Cesari, si nota sulla sinistra il monumento in bronzo a Caio Mario del 1938.
Veroli:
Abbazia di Casamari costruita sui resti della villa di Caio Mario (Casamari = Casa Marii)

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